Settembre 14, 2008...11:41 am

memorie condivise(?)

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riguardo alle ultime dichiarazioni del presidente della camera Gianfranco Fini, che giusto ieri condanna del tutto il periodo fascista e dichiara “i repubblichini di Salò stavano dalla parte sbagliata” viene ancora molto da pensare. Da un lato penso che dover ancora puntualizzare cose del genere in una democrazia e dopo cinquant’anni siginifica che forse ci consideriamo meglio di quanto siamo, dall’altro penso che se fossi un membro di azione giovani sarei parecchio incazzato per la mancata coerenza di Fini, che ora dallo scranno più alto del Parlamento cerca di legittimarsi nel nuovo ruolo di paggio di Berlusconi(anche se forse Giorgio Almirante quando gli lasciò la guida forse si aspettava maggior coerenza per i principi del suo partito),  non dimenticherei le malefatte di partigiani rossi e il modo in cui certa gente di destra è stata etichettata a priori negli anni da conformisti che accusando ad occhi chiusi e professandosi di sinistra in realtà perpetravano lo stesso torto al contrario. Queste le idee predominanti in quegli ambienti, in cui probabilmente molti sanno quanto a Salò non ci fu nulla da salvare ma mantengono una opinione forte e sincera(anche se per molti, e sicuramente per me, sbagliata), che reputo sicuramente più rispettabile di chi la cambia con la stessa frequenza a cui è spinto dalle stanze del potere. Il problema ora però è un altro: per tutti noi i valori dell’antifascismo, della resistenza e della nostra costituzione sono scontati, fondamentali e mai sopiti; in ogni caso viene da chiedersi che cosa abbiamo realmente fatto in questi cinquant’anni per cercare non dico di assimilare un pensiero comune, ma almeno di creare un confronto e un dialogo onesto che portasse, nonostante la storia la scrivano sempre i vincitori, a una memoria condivisa in cui ognuno si assumesse le sue responsabilità e le sue colpe. E invece cosa abbiamo fatto? 50 anni da repubblica delle banane facendoci riempire dagli stati uniti di luoghi comuni, prodotti di tendenza e basi militari, questo e poco altro abbiamo fatto.Per lasciare spazio ora a un controllo da parte di una serie di caste(politica, economica) che lavora per i propri interessi e i propri privilegi allargando il divario tra ricchi e poveri e controllando comunicazioni e leggi, instradandoci verso una dittatura più moderna, più tecnologica,ma che dittatura resta.  Per la gioventù che dovrebbe farsi sentire, ci barcameniamo tra neo-nazi per sport, alternativi di sinistra per moda, piccoli borghesi della politica-portafoglio e ventenni moderati pronti al dialogo(!). Siamo arrivati al punto in cui preferiamo un nuovo partito alla possibilità di ascoltare parlare un ragazzo che pensa con la propria testa. Questa forse è la cosa che mi sconforta di più, perchè è la nostra più grande sconfitta.

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