Maggio 8, 2008...6:33 pm

Questa è la novità del nostro paese, questa è la sinistra riformista

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Su Bellavoglia abbiamo tanto parlato di Berlusconi, del personaggio, delle sue pendenze penali, delle colpe di chi lo ha fatto eleggere eccetera. I nostri timori non hanno esitato a tramutarsi in realtà: incontrando Vladimir Putin – sotto la cui presidenza sono morti in condizioni misteriose 200 (200!) giornalisti avversi al potere – il nostro premier ha mimato il gesto del fucile verso una intervistatrice che aveva posto una domanda imbarazzante all’ex presidente russo su una sua presunta relazione; il presidente della Camera Fini, terza carica dello Stato, ha definito molto più grave gli atti di protesta – sbagliati finchè si vuole – con il rogo di bandiere israeliane, che l’assassinio di un giovane a Verona – ucciso senza motivo da cinque italianissimi, anzi padani, all’uscita di un locale (ecco perchè la Lega “sa parlare al nord” e “i rom vanno sbattuti fuori a calci nel culo”; un altro, ultimo applauso a tutti quelli che li hanno eletti).

Detto e ripetuto questo, e state certi che non ci stancheremo di ripeterlo, è ora di spostare la nostra visuale, verso quella che è la nostra zona di appartenenza/riferimento.
Lasciatemi dare un parere sul Partito Democratico e sul suo risultato, partendo dalle premesse. Partito nato dalla fusione di Ds e Margherita, si propone come grande novità del palcoscenico italiano: quindi spazio ai giovani, alle donne, i vecchi colonnelli e senatori lascino spazio a membri della società civile, tutti i candidati si scelgano attraverso primarie. Insomma, non un partito di sinistra, ma di certo un partito in teoria nuovo, con ottimi meccanismi come quello delle primarie, e insomma una novità che ci voleva. Alla scelta plebiscitaria del leader – comunque ad opera dei cittadini, ben tre milioni e mezzo – già si poteva notare come la novità fosse più sui volantini che negli organigrammi, con un segretario in politica da trent’anni, che aveva straperso le elezioni del 2001 da segretario del principale partito del centrosinistra e che – forse non tutti lo sanno – aveva “regalato” la concessione di trasmettere a Mediaset in cambio della direzione di Rai Tre al Pci. Poi, dopo aver comunque influito sulla caduta del governo Prodi, la scelta di correre da soli: una scelta probabilmente giusta, dopo un biennio affrontato con una coalizione troppo disomogenea per governare. Ma le speranze, per chi ha occhi per vedere, finiscono qui: dopo la promessa di non candidare persone aventi problemi con la giustizia, vediamo tredici tra condannati, prescritti, patteggiati eletti in Parlamento. Abbiamo notato la presenza di molte candidature-civetta con giovani donne paracadutate per via delle discendenze familiari; abbiamo notato la candidatura di Vladimiro Crisafulli, colluso con Cosa Nostra, e l’iniziale esclusione di un leader anti-mafia come Beppe Lumia. Abbiamo notato la totale assenza dal programma e dai discorsi di Veltroni di temi come il conflitto d’interessi, le televisioni, la giustizia, con l’infantile atteggiamento di non nominare mai l’avversario. Quando l’alleato Di Pietro ha osato parlare della multa che saremo costretti a pagare retroattivamente dal 2009 se Rete4 continuerà a trasmettere, è stato subito rimbeccato da D’Alema. Abbiamo infine notato, che tutta la vecchia nomenklatura era al suo posto, candidata e destinata a essere eletta. Insomma, in pochi hanno pensato che il Partito Democratico fosse qualcosa di realmente alternativo al Partito della Libertà, e molti di meno hanno ceduto al “ricatto” del meno peggio – in una lotta all’ultimo sangue a dire il vero.

E qual è stato il fenomenale risultato? Un misero 34,80%, una manciata di voti in più rispetto alla somma di Ds e Margherita due anni fa, quando: 1) votare Ulivo o Rifondazione o Verdi era ugualmente utile contro Berlusconi, mentre in questa tornata tutti coloro che sono stati mossi dal solito “senso del dovere” anti-Berlusconiano hanno votato Pd; 2) Ds e Margherita erano due partiti vecchi, il Pd aveva dalla sua un indiscutibile fattore novità; 3) due anni fa c’era una nutritissima schiera di politici eletti della sinistra radicale, ora la Sinistra è scomparsa dal Parlmento. Infine, last but not least, il fantomatico meccanismo delle primarie è stato calpestato in Sicilia: perfortuna, non senza una ripercussione devastante. Due anni fa, la candidata scelta dai siciliani Rita Borsellino prese quindici punti percentuali in più rispetto ad Anna Finocchiaro, paracadutata da Roma, che ha ottenuto un imbarazzante 30%. La ricompensa non è stata il benservito e l’invito a cercarsi un lavoro alternativo, ma il ruolo di capogruppo al Senato.

Quindi chi sperava in un ricambio generazionale dopo la sconfitta – come avviene negli altri paesi civili – ha dovuto ricredersi: qui non siamo in un paese civile, siamo in Italia, dove la classe politica è una casta – oddio!, oddio! È arrivata l’antipolitica! – e dove il candidato premier del centrodestra, attaccabile sotto qualsiasi profilo, non viene neanche nominato dall’avversario.

A presto con il capitolo sulla Sinistra Arcobaleno.

                                                                         Jan


2 Commenti

  • Come non essere d’accordo!!!!!! .. Il problema infatti non è sempre e soltanto Berlusconi: ma l’alternativa che ci si dovrebbe trovare a votare .. C’è chi di coraggio ne ha a votarla, ma non biasimo neanche chi di continuare a scegliere tra il “peggio” e il “leggermente meno peggio” si è stra-rotto le balle!!!!!!!!!!

  • Perfettamente d’accordo!
    Aggiungerei comunque la splendida mossa di veltroni di farsi vedere in piazza a Bologna e Napoli in stretti abbracci con Prodi e Bassino…..


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