Aprile 27, 2008...10:54 am

Resistere, Resistere, Resistere.

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Giornata con un nonno nato nel giorno della libertà

È già ora di svegliarsi credo. È proprio cosi, mi preparo e scendo in strada dove mio nonno mi sta aspettando. Dopo il lavoro delle ultime settimane, gli avevo chiesto di portarmi un po’ in giro per i luoghi in cui era cresciuto, dove aveva vissuto la sua adolescenza fino al momento in cui la guerra fece visita, a lui come a tutti gli altri, inaspettata e tremenda nella sua crudezza. Saliamo a Montecalderaro, provincia di Castel San Pietro terme, e ci avventuriamo su per qualche strada poco accogliente, cominciando a vagare un po’ qua e là. Intanto parliamo un po’ e, tra le altre cose, mi accorgo com’è ormai scontato che mio nonno ovunque vada conosca o faccia amicizia con qualcuno. Fermandoci nel tragitto, quando il mio compagno di viaggio segue il richiamo della sua passione prima (ovvero la ricerca di funghi), io mi abbandono un po’ al paesaggio che mi circonda. Seduto in posti come questo, è qualche tempo che nella natura trovo un po’ di calma e nuova energia. Questo sole e questo vento gentile credo e spero anticipino una buona giornata.

Dopo la visita alla casa in cui mio nonno è cresciuto, ripenso un attimo agli aneddoti da cui subito sono stato travolto: inizi nei campi, l’eccessiva gioventù per entrare nei partigiani con cinque fratelli già nell’esercito, le prime esperienze con le ragazze e i rapporti con amici e fratelli, perdendomi nel mio ultimo periodo di interviste e ricerche, di foto e riprese su quel particolare momento del cammino del nostro paese.

Ci sono persone che qui sono nate, sono state ragazzi come me, persone che per fortuna ogni tanto ancora se lo ricordano e vengono a trovare quel bambino che erano, a ritrovare quel se stesso che saranno sempre, imprescindibili dai cambiamenti e dall’età, ma anzi legati a filo doppio a questa terra che, ad ognuno in maniera diversa per esperienze ed abitudini, resterà dentro in eterno. 

Bisogna andare a fondo alle abitudini di questo tempo, al modo di vivere della gente, per tentare di comprendere questa magica parentesi chiamata resistenza: voglia di rivalsa, senso di impotenza e sconfitta che spinsero questi giovani combattenti alla battaglia, in un misto di coraggio, incoscienza e sfrontatezza, nella rivolta degli umili e degli oppressi più prorompente e trionfante che questa nostra storia italiana ha il piacere di ricordare. Parole forti, significative, sono state dedicate a questo momento, ma troppo spesso in questa convulsa contemporaneità si è scordato di ricordare abbastanza tali avvenimenti: lo sgarbo maggiore che si fa alla resistenza non è solo quello di non commemorare doverosamente i caduti, ma  soprattutto di non diffondere e di non seguire i principi che quei ragazzi ispirarono: per questo morirono, per questo vivono.

Tra i lunghi pensieri di questa mattinata, visitiamo assieme la casa dove nacque mio nonno, e mi fa impressione ritrarlo in una foto nello stesso luogo ottant’anni dopo: penso che lui come tanti, abbia lottato, abbia resistito, non sul campo di battaglia ma cercando di difendere le proprie idee, nel rifiuto di ciò che era imposto a priori, fino al complicato dopoguerra, in un paese in ginocchio dove fu in grado di creare qualcosa, di ritrovare fiducia stringendo i denti nei momenti difficili, finalmente conscio di aver ritrovato un futuro davanti a sé. Mi interrogo sui molteplici significati di ciò che ci ha preceduto, dalle persone agli avvenimenti, partendo dall’azione in sé: voce del verbo “resistere”, per citare il video di Enrico e Michele a cui ho dato una piccola mano in queste settimane: partire ancora da una piccola parola che porta un grande significato, che varia negli anni a seconda del contesto e che oggi ci spinge a non agire da uomini meschini, pensando che per poter cambiare in meglio sia necessario cancellare tutto ciò che vi è stato precedentemente e che può sembrare vecchio e antiquato, permettendosi di rinnegare impunemente le proprie radici, le idee e i sacrifici dei nostri nonni, ieri cosi forti e solenni, oggi spesso considerate accantonabili e  superflue.

È già difficile capire senza aver vissuto e provato, ma ammetto che non riesco a parlare della resistenza come un fenomeno a sé, collegandolo sempre a un oggi che in questo momento lascia me e molti altri profondamente amareggiati per i diversi sviluppi fin qui verificatisi: mi rialzo con le parole di Arnaldo Tomesani, un partigiano ovviamente amico di mio nonno, che in una splendida lezione sulla libertà qualche pomeriggio fa ci spinse ancora a resistere per questa battaglia infinita, non più armata ma che, contro avversari diversi dal fascismo ma che usano strumenti spesso molto simili, lotta ancora per sconfiggere l’ignoranza, la prepotenza e l’arroganza di chi ci obbliga ad assuefarci ad una scura ed infausta realtà; con il potere del sapere e il coraggio delle idee è però ancora possibile, è ancora un dovere provare a reagire: finchè vi sarà questa reazione, ci spiega Arnaldo, i valori della Resistenza non moriranno mai.  

Forse aveva ragione Calamandrei, quando incitava i giovani a rivolgere il pensiero a luoghi come questo, e ad altri come le montagne dove caddero i partigiani, le carceri dove furono imprigionati e i campi dove furono impiccati, per capire davvero dove è nata la nostra costituzione, ovvero ovunque un italiano è morto per riscattare la libertà. Che grandi parole. Meglio non scordarcele, meglio difendere le poche barricate ideologiche erette perché “moderne pose( e azioni) da ventennio”, rischiano di mettere in discussione anche l’intoccabile.

Ho approfittato di questa piccola avventura per riportare un po’ d’ordine sulla materia che di questi tempi mi ha appassionato, proprio a ridosso del “nostro” 25 aprile (che guarda caso è proprio il giorno del compleanno di mio nonno): ormai il sole picchia forte, torniamo verso casa e un grazie al momento dei saluti verso la mia mitica guida esce spontaneo dalla mia bocca: un grazie  per ciò che rappresenta per me, per lui come per tutti gli altri che sapevano bene da che parte stare, che portano avanti ogni giorno col più piccolo gesto quelle idee e quelle convinzioni, un grazie per avermi fatto riscoprire ancora, anche dopo 60 anni, una nuova generazione di uomini.

 

anche se in ritardo per problemi tecnici, Buon 25 Aprile.

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