marzo 25, 2009

Non pensavamo davvero saremmo durati così a lungo. Non pensavamo che effettivamente, dopo ormai un anno e mezzo dalla fondazione, Bellavoglia fosse ancora tale. Talmente tanta – e bella – che ci trasferiamo, ci allarghiamo, andiamo su http://www.bellavoglia.it/

Continuate a seguirci e a collaborare con noi: sarà solo più semplice.

ottobre 21, 2008

Bellavoglia Radio

ottobre 16, 2008

Lettera di un uomo libero suicida

“La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era 1° mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.”

Senza parole direi, solo ammirazione verso un uomo che ha combattuto giorno per giorno la mafia con ardore e passione, e odio e disprezzo verso una malavita organizzata che inquina altrettanto quotidianamente il nostro Sud.

settembre 28, 2008

Ammazzateci tutti

Ricordiamo i ragazzi di Locri, quelli di “Ammazzateci tutti”? Probabile, ma forse pensavamo che non esistessero più, che avessero già finito la loro guerra dopo una sola battaglia. Dopo i giorni, tutt’al più le settimane, sotto i riflettori, questi giovani calabresi sono scomparsi dai media nazionali, giornali, radio e televisioni, e sono stati ricordati in alcune occasioni solo da Beppe Grillo nel suo blog. Ma in questi anni, i ragazzi, divenuti ormai 8000 in tutta Italia, hanno sostenuto il loro impegno giorno dopo giorno, con fatiche, intimidazioni di tutti i generi e sacrifici, anche economici.

E stanno pagando caro le loro scelte, il loro coraggio nel mantenere ciò che abbiamo di più prezioso: la libertà. Non affiliandosi a nessun partito, nessun padrino (ovviamente non mafioso, ma nemmeno politico o istituzionale) hanno dovuto fare i conti con gli scarsi mezzi a loro disposizione. E ora rischiano di chiudere. Come dicono nel loro sito, http://www.ammazzatecitutti.org

“abbiamo fatto la scelta di essere come gli straccioni di Valmy, abbiamo scelto di combattere contro mostri pieni di soldi e di potere, anche indicandoli con nome e cognome, a nostro rischio e pericolo, facendo ogni giorno la nostra parte anche se rimanevamo e rimaniamo sempre più ai margini dello studio, delle professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha  certamente meno titoli ma più amici nelle stanze del potere riesce a laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni.”

Se entro il 16 ottobre, terzo anniversario dell’omicidio Fortugno e della loro fondazione, non troveranno 30 mila euro per riassestare le loro finanze, chiuderanno per sempre, e un’altra luce di speranza si spegnerà, lasciando un vuoto sempre meno colmabile. Ma questa volta non potremo definirci incolpevoli; abbiamo la possibilità di intervenire e di fare la nostra parte, di dare il nostro contributo; è ora che anche noi prendiamo la nostra responsabilità, senza delegare agli altri; senza trincerarsi dietro a una giovane età che ormai non è più troppo giovane. Donare una quota agli eroi – perchè non si possono definire altrimenti questi ragazzi che hanno contratto debiti personalmente (per non parlare delle minacce fisiche) per un ideale di una terra libera – di Ammazzateci tutti è doveroso. Bellavoglia l’ha già fatto. Potremo – come dicono nel loro sito – diventare “azionisti dell’antimafia”.

E magari un giorno trovarci a dividerci il guadagno, speriamo cospicuo. Che non consisterà in fiumi di denaro, ma in una meravigliosa terra non più avvelenata da questo schifo chiamato mafia.

il link della commovente lettera dell’associazione: http://www.ammazzatecitutti.org/editoriale/ammazzatecitutti-rischia-di-chiudere-entro-un-mese.php

il link per la donazione: https://www.paypal.com/it/cgi-bin/webscr?cmd=_flow&SESSION=C44yg03dEsY1Ufkdkd0k5qtgfv3EDiZ4mFpkKrnPQnXJ21SUCan81DTEHai&dispatch=5885d80a13c0db1f38432c9462fe731381a7a80e09148cd40fd400e193a86a7d

settembre 14, 2008

memorie condivise(?)

riguardo alle ultime dichiarazioni del presidente della camera Gianfranco Fini, che giusto ieri condanna del tutto il periodo fascista e dichiara “i repubblichini di Salò stavano dalla parte sbagliata” viene ancora molto da pensare. Da un lato penso che dover ancora puntualizzare cose del genere in una democrazia e dopo cinquant’anni siginifica che forse ci consideriamo meglio di quanto siamo, dall’altro penso che se fossi un membro di azione giovani sarei parecchio incazzato per la mancata coerenza di Fini, che ora dallo scranno più alto del Parlamento cerca di legittimarsi nel nuovo ruolo di paggio di Berlusconi(anche se forse Giorgio Almirante quando gli lasciò la guida forse si aspettava maggior coerenza per i principi del suo partito),  non dimenticherei le malefatte di partigiani rossi e il modo in cui certa gente di destra è stata etichettata a priori negli anni da conformisti che accusando ad occhi chiusi e professandosi di sinistra in realtà perpetravano lo stesso torto al contrario. Queste le idee predominanti in quegli ambienti, in cui probabilmente molti sanno quanto a Salò non ci fu nulla da salvare ma mantengono una opinione forte e sincera(anche se per molti, e sicuramente per me, sbagliata), che reputo sicuramente più rispettabile di chi la cambia con la stessa frequenza a cui è spinto dalle stanze del potere. Il problema ora però è un altro: per tutti noi i valori dell’antifascismo, della resistenza e della nostra costituzione sono scontati, fondamentali e mai sopiti; in ogni caso viene da chiedersi che cosa abbiamo realmente fatto in questi cinquant’anni per cercare non dico di assimilare un pensiero comune, ma almeno di creare un confronto e un dialogo onesto che portasse, nonostante la storia la scrivano sempre i vincitori, a una memoria condivisa in cui ognuno si assumesse le sue responsabilità e le sue colpe. E invece cosa abbiamo fatto? 50 anni da repubblica delle banane facendoci riempire dagli stati uniti di luoghi comuni, prodotti di tendenza e basi militari, questo e poco altro abbiamo fatto.Per lasciare spazio ora a un controllo da parte di una serie di caste(politica, economica) che lavora per i propri interessi e i propri privilegi allargando il divario tra ricchi e poveri e controllando comunicazioni e leggi, instradandoci verso una dittatura più moderna, più tecnologica,ma che dittatura resta.  Per la gioventù che dovrebbe farsi sentire, ci barcameniamo tra neo-nazi per sport, alternativi di sinistra per moda, piccoli borghesi della politica-portafoglio e ventenni moderati pronti al dialogo(!). Siamo arrivati al punto in cui preferiamo un nuovo partito alla possibilità di ascoltare parlare un ragazzo che pensa con la propria testa. Questa forse è la cosa che mi sconforta di più, perchè è la nostra più grande sconfitta.

settembre 9, 2008

Torna Bellavoglia Radio

Dopo la pausa estiva, torna a trasmettere Bellavoglia Radio, per la precisione martedì 16 settembre alle 19:00. Mancare è imprudente.

agosto 1, 2008

2 agosto 1980

Penso a tante cose in questi giorni, ma più di tutto penso a Bologna, penso al due agosto, a quella mattina di quasi trent’anni fa.

Il fatto di dirigermi un sabato mattina verso una località di vacanza partendo proprio da li mi ha fatto riprovare le stesse emozioni dei ragazzi di allora,  dentro una mattinata in cui affrontare il dolce viaggio verso il riposo e il divertimento, un viaggio mai concluso, un treno di sogni mai avverati e di aspirazioni destinate ad essere distrutte da un ipocrita crudeltà.

La stazione è stata per me sempre luogo di fascino particolare, immaginario collettivo di arrivi, partenze e   speciali sentimenti che solo questo luogo  può accogliere e presentare  in una cornice cosi variegata e ricca. Il lento movimento del treno da solo rappresenta perfettamente questa qualità, troppo solitaria l’automobile, troppo “moderno” nella sua concezione l’aereo,per un motivo o per un altro questi mezzi di trasporto non reggono il confronto col buon vecchio treno. Esso è portatore sano delle più variegate situazioni,dalle lacrime per un addio alla gioia di un ritorno.

Penso alle persone che il 2 agosto 1980 avevano finito di lavorare e potevano finalmente godersi le tanto sospirate ferie, ai ragazzi desiderosi solamente di raggiungere amici e fidanzate al mare, immaginandosi già ad oziare sulla sabbia o a ridere nelle strade della notte. Penso, in un modo o nell’altro,di non essere mai stato cosi vicino a loro: discorsi del genere possono avere il sapore del già visto, della ripetizione banale, ma sempre meglio accogliere un appello al ricordo in più magari con un po’ di noia, che una dimenticanza in più con indifferenza o pensando che sia normale.

Perché il nostro difetto maggiore in questi anni è sempre stato dimenticare troppo in fretta, lasciare troppe ferite aperte o troppi casi irrisolti alle spalle, troppi responsabili impuniti ripetendo sempre gli stessi errori senza imparare nulla dal passato e dalla storia.

Sembra facile lasciare che il tempo cancelli le ferite di chi non si è trovato coinvolto in queste situazioni senza subirne conseguenze,mentre coloro che ancora soffrono sono dimenticati, si finge non esistano più, quasi  fossero stati sotterrati anche loro dalle bombe che già condannarono i loro cari. È triste che se non siamo direttamente colpiti da certe sventure, esse siano esternamente imbalsamate da un fiume d’ipocrisia, e internamente liquidate come questioni di poco conto.

Il terrorismo di quegli anni, foraggiato dalle forze militari e dall’intelligence americana, coperti da governi-fantoccio che hanno sempre protetto chi di dovere nei processi-farsa, sembra passato, ma non è finito. E non finirà mai, non finchè vi sarà anche un solo colpevole impunito, un mandante nascosto che considera la giustizia al pari di un optional saltuario, di una prova alla serietà di cui è lecito farsi beffe.

Il più grande attentato degli ultimi cinquant’anni nel nostro paese non è uno scherzo, un’associazione segreta che vanta migliaia di iscritti in ogni zona di potere controllando la nostra libertà e negandoci ancora oggi il diritto alla verità non è una favola,cose del genere non possono essere considerati problemi da ridimensionare nell’impatto al momento della loro scoperta e da far sparire in fretta e in silenzio poi, come invece è stato fatto.

La stazione di Bologna e via Caetani a Roma sono oggi lapidi a ricordo di una repubblica ideologicamente morta, distrutta da un’accozzaglia di farabutti che da quarant’anni decidono cosa è lecito sapere e cosa no  propinandoci ipocrite lezioni morali a distanza, quando loro per decenni hanno considerato carta straccia i principi di una costituzione resa possibile dal sacrificio di pochi eroi che donarono il loro cuore per la sua nascita e la sua affermazione, non per dover constatare pochi anni dopo che niente sarebbe cambiato, che tutto sarebbe rimasto uguale.

Una rabbia sottile ma tangibile mi attraversa ripensando a quei momenti, mentre per alcuni ormai date come il 2 agosto scivolano via senza reazioni, nel paese che guarda sempre avanti non perché rivolto al futuro, ma perché incapace di fare i conti col proprio passato.

Continuiamo cosi se vi pare, ignorando volontariamente che le vittorie e i diritti conquistati  un tempo si sono trasformati nelle sconfitte, nelle licenze e negli abusi perpetrati oggi.

Forse qualche nuova generazione saprà ripartire da questi errori non come fallimenti ma come esperienze da condannare, da temere e da non ripetere, forse qualcosa ripensando a tutti gli innocenti che hanno perso la vita succederà. Ma questo non vuole essere un ottimistico augurio, l’ottimismo l’ho finito riguardo a queste cose: starà solo a noi conquistarci il diritto di dire la nostra, di ribaltare ciò che non vogliamo accettare, sempre che vi sarà ancora la possibilità di farlo, sempre  che ce lo permettano ancora.

Può smettere di fregarsi le mani chi cerca di addormentare le coscienze, egli sappia che poche gocce educate al silenzio non faranno tacere il mare di una nuova gioventù assetata di verità, attenta a non essere ingannata e probabilmente vogliosa di qualcosa di nuovo, di una qualità che da molto tempo manca a chi ci comanda: la capacità di dare l’esempio.

Ore 10.25, 2 agosto 1980: riavvolgiamo ancora una volta la pellicola della nostra storia, perché il nostro futuro potrà nascere solo da qui.

 

 

luglio 18, 2008

Bellavoglia e’ anche a Varsavia

Bellavoglia, non appagata dal(lo scarso) successo in patria, ha deciso di raccontare qualcosa dall’estero – dove forse ha un maggior numero di estimatori/commentatori.

VARSAVIA (Polonia) – Visitare un paese estero, specialmente se questo e’ distante, piu’ in ambito culturale e sociale che geografico, e’ sempre un’esperienza notevole, interessante, stimolante. Quest’anno per me visitare la Polonia, seppure sia abituato a venirci spesso per incontrare i parenti, e’ stato davvero utile, un’occasione di confronto fra due paesi un’epoca cosi’ diversi e ora? credo di poter dire siano sempre piu’ simili, e non lo dico con felicita’; non perche’ preferisca uno all’altro, ma perche’ la diversita’ e’ sempre un valore e un pozzo da cui attingere, se ben valutata e apprezzata.

Del Paese socialista di un tempo rimane poco, e non e’ mia intenzione fare noiose digressioni sulla storia del regime. Per chi abita in uno stato, e’ ovviamente difficile vedere il suo continuo dinamismo; gia’ e’ piu’ facile per chi, come me, viene all’incirca ogni due anni; ma per vedere effettivamente un taglio netto, il taglio netto, vedere una chiara frattura, spaziale o temporale, che renda plastici questi 20 anni e’ stato necessario visitare oggi il centro di Varsavia, la capitale polacca.

Da tempo la citta’ e’ un cantiere in movimento, con nuovissimi e modernissimi grattacieli e palazzi, spesso di pregevole fattura. naturalmente fa un certo effetto vederli accostati agli antichi palazzoni popolari di epoca socialista, grigi e identici fra loro, ma nulla che una nuova pubblicita’ affissa sui viali non possa far dimenticare. costeggiamo il vecchio Palazzo della Cultura, costruito dal regime, sede di tutte le attivita’ culturali dell’epoca socialista nella capitale: enorme, imponente, inquietante e quasi tragico, con questa torre che si erge nel cielo e sovrastava l’intera citta’, prima che fosse superata dalle moderne costruzioni. E’ un lampo, un flash, una visione di notevole impatto, e subito sulla destra il nuovissimo e ultramoderno centro commerciale di Varsavia, preceduto dall’Hard Rock Cafe’: come dappertutto, insomma.

Dentro, decine, forse centinaia di negozi di tutti i tipi: di abbigliamento, con vasti assortimenti, di arredamento, alimentari, con tutti i marchi che siamo abituati a vedere dalle nostre parti; in modo da sentirci quasi come a casa nostra, in mezzo a tutto quello che gia’ conosciamo; non c’e’ nessun rischio di incontrare cose spiacevoli, di fare acquisti sbagliati: nessun rischio di incontrare in generale, di approciare qualcosa di diverso. Ma, quindi, perche’ viaggiare? Per comprare a cinque euro in meno un maglione, o un paio di jeans? Si’, puo’ darsi, forse e’ il turismo moderno, ma non volendo fare il nostalgico (di cosa poi? di un regime sicuramente illiberale? no, di un mondo in ogni caso diverso dal nostro), mi siedo su una panchina, accanto a pochi altri perditempo (forse non ancora inglobati da questa massa frenetica e velocissima, o forse semplicemente in sosta fra una tappa e l’altra di questo estenuante tour de force fra un acquisto e l’altro) e guardo tutti quanti, anche se nessuno ha tempo da perdere, ha tempo di guardarmi, sono tutti rivolti verso le vetrine. Penso che, si’, avete guadagnato in liberta’ (strano tipo di liberta’, come la nostra: chiunque puo’ dire cio’ che vuole, ma ho l’impressione che se mi mettessi a urlare nessuno si girerebbe, o forse si’, un’occhiata e via, “sono di fretta”), avete sicuramente guadagnato in denaro, avete guadagnato in luminosita’ degli ambienti, anche in qualita’ della vita, ma qualcosa abbiamo perso entrambi. Abbiamo perso l’occasione di conoscerci e di conoscere, di questo sono certo; abbiamo perso l’occasione di imparare, un modo di vivere, delle tradizioni, anche solo un modo diverso di fare il formaggio o di asciugare i panni; quello che vedo qui lo posso vedere a Milano, o a Roma, e’ tutto in scala, tutto uguale. Per terra c’e’ un peperone verde: non si sa chi l’abbia fatto cadere, non s’e’ degnato di raccoglierlo, nessuno lo ha raccolto al suo posto, nessuno lo vede probabilmente: e’ li’, ogni tanto la ruota di un carrello ci sbatte contro e tutto finisce li’. In un mercato quel peperone sarebbe valso molto di piu’, e magari la contadina mi avrebbe insegnato un nuovo modo di coltivarlo. Qui no, “tre zloty e cinquanta”, “grazie arrivederci” “arrivederci”, e spesso quell’arrivederci e’ mangiato dal rumore del nuovo cliente o a volte nemmeno pronunciato.

Mi sono seduto davanti a quest’immensa vetrata, stanco e sconsolato, e davanti agli occhi avevo il vecchio Palazzo della Cultura, quasi visivamente portatore di una cultura densa, troppo densa, molto probabilmente elitaria a dispetto della vocazione che avrebbe dovuto avere: e ho pensato che non sono passati solo vent’anni, e’ passato un sistema, una nuova visione. Non e’ rimpianto per un qualcosa che non abbiamo vissuto (e che probabilmente abbiamo avuto la fortuna di non vivere): e’ un rimpianto per un’occasione persa, di incontro e di uno sviluppo diverso, di un indirizzo lungo una terza via.

Oggi molte, moltissime persone mi hanno visto, ma credo che poche, pochissime, mi abbiano guardato; abbiano pensato chi fossi, da dove venissi, perche’ fossi li’: domande certo non obbligatorie, ma che e’ bello porsi, in una certa maniera anche giusto. Io ho ancora voglia di conoscere, di imparare, di andare in Polonia per ascoltare musica polacca e non Rihanna; di mangiare formaggi polacchi e non la mozzarella e di comprare un nuovo vestito di lana, tipico del sud della Polonia, che presi giusto cinque anni fa e che e’ ancora li’, inconfondibile: nessun maglione di Ralph Lauren, per quanto bello e costoso, lo potra’ sostituire.

                                                                                              Jan

luglio 8, 2008

fermiamo il caimano

citando Umberto Eco,

Quando la maggioranza sostiene di avere sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.

Al di là di fedi politiche personali, il nostro appoggio alla manifestazione odierna a Piazza Navona contro il lodo Alfano e le nuove leggi vergogna dello psiconano, organizzato da Antonio Di Pietro assieme a Marco Travaglio, Paolo Flores D’Arcais e lo stesso Eco tra gli altri, con la colpevole assenza del Partito cosiddetto Democratico.

 

Riguardo invece a questioni più vicine al nostro paese, assieme alla cooperativa “La Carovana” Bellavoglia si impegna fin d’ora nella creazione nel nuovo centro giovanile di Castenaso, apolitico e aperto a chiunque porti nuove idee e proposte interessanti. Ne riparliamo a fine agosto, vi attendiamo.

luglio 4, 2008

Bellavoglia Radio

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